Direzione d’orchestra: Come utilizzare lo schema “alla siciliana” per dirigere tempi moderati in due

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Ricordo la prima volta che incontrai Antonio Ballista, andò direttamente al dunque senza tanti preamboli:

Ho studiato direzione d’orchestra con Antonino Votto, al Conservatorio di Milano, un musicista straordinario come pochi, il primo giorno di lezione mi disse: “il 2 si batte così, il 3 così, il 4 così” . Stop, nient’altro! Io dirigo musica contemporanea da oltre 30 anni e non ho mai avuto nessuna difficoltà, basta avere ben chiara in mente la struttura metrica, ma se mi trovo davanti ad una frase di Brahms mi sento disorientato…

Nel 1994 Carlo Maria Giulini venne a festeggiare il suo ottantesimo compleanno a San Pietroburgo con un concerto alla Filarmonica (due sinfonie di Brahms in un’unica serata, ne fecero una ripresa televisiva che purtroppo non sono mai riuscito a trovare; peccato, pochi direttori riescono ad impersonificarsi nella partitura come Giulini).

Tempi moderatiIn quella occasione ebbi modo di conoscere il Maestro, un musicista immenso, quelle sinfonie di Brahms fanno parte dei miei ricordi più preziosi ed indelebili. Dopo il concerto potemmo scambiare qualche parola,-una persona squisita, gentilissima e adorabile,-  rimasi meravigliato scoprendo che non aveva idea di come si potesse insegnare la direzione d’orchestra:

“Come si può spiegare come si dà un attacco? Non riesco proprio ad immaginarlo”

Ricordo ancora il mio stupore e quello dei miei colleghi di fronte a tale affermazione. La stessa sera lo aiutai anche in una conversazione con la vedova di Evghenij Mravinsky, ed in seguito ad una domanda squisitamente tecnica della signora intuimmo che nonostante avesse lavorato con la Filarmonica per 3 giorni non aveva colto il rapporto fra gesto ed il particolare tempo di reazione di quell’orchestra.

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In seguito, in Italia, ci siamo sentiti anche telefonicamente ma in fondo ebbi un’ulteriore definitiva conferma che era lontano dalle tematiche  connesse alla didattica della tecnica della direzione d’orchestra. Cosa ribadita leggendo tempo dopo una sua lunga intervista; d’altronde in un lungo documentario reperibile su youtube affronta l’argomento: secondo lui ogni studente doveva sviluppare una tecnica personale.

Pochi giorni fa Riccardo Muti (compagno di studi di Antonio Ballista) durante un incontro con gli studenti del Conservatorio di Milano diceva:

“Il mio Maestro è stato Antonino Votto, il primo giorno di lezione mi disse: questo è il 2, questo è il 3 , questo è il 4 … il 5 è diverso a seconda della metrica…è finito! questo è! come poi fare l’attacco della IV di Brahms che tipo di suono, che tipo di colore, che tipo di fraseggio, questo non te lo posso insegnare…!”

 

Alla luce di questi tre episodi coloro i quali sostengono che la tecnica della direzione d’orchestra non esiste – e che quindi non si può insegnare – stapperebbero champagne.
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(In realtà -dopo il grande lavoro di oltre mezzo secolo svolto da Ilya Musin nel settore della didattica-  sappiamo che non è così, e sappiamo anche che ogni studente deve ricercare la sua gestualità ma nel rispetto delle regole di base, come per qualsiasi altra disciplina).

Ma parliamo ora di Brahms dato che, come un filo rosso, il suo nome lega questi tre episodi e considerato che abbiamo un frammento video con il primo dei due allievi menzionati poc’anzi -impegnato in un passaggio del più volte citato compositore-  che ci consente di affrontare una problematica tecnica che ricorre abbastanza frequentemente.

La direzione di tempi moderati in 2

Lo schema del 2 si può applicare in presenza delle seguenti indicazioni:

  • 2/4
  • 2/2
  • 6/16
  • 6/8
  • 6/4

Bisogna specificare che esistono diversi modi di battere il 2, che mutano a seconda del contesto musicale, del tempo, della dinamica, e ciò che si adatta ad una musica spesso non va bene per un altra – ma tralasciamo questi dettagli che meriterebbero un ulteriore approfondimento e soffermiamoci in particolare sul caso di tempi moderati in sei che però vanno diretti in 2.

Non si ha nessuna difficoltà finché il brano è chiaramente in sei, se si utilizza lo schema appropriato, come è facilmente intuibile nel video  seguente:

Nicotra Schema

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Ma la principale difficoltà dovendo utilizzare lo schema del 2 per dirigere tempi moderati in 6 consiste nel dover riempire lo spazio ( o tempo) che c’è fra un impulso e l’altro.

Come legare i due impulsi per fare vedere il legame espressivo esistente fra essi e trasmettere visivamente all’orchestra anche un certo flusso di informazioni?

Fin quando il tempo non è eccessivamente lento questo è risolvibile con una certa semplicità vedi ad esempio la Terza sinfonia di Brahms, ma quando l’andamento e la distanza (o tempo) fra i 2 impulsi comincia ad essere consistente si rischia con un gesto eccessivamente lento di compromettere l’esecuzione.
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Per i musicisti diventa faticoso da seguire, si compromette la precisione ritmica, il tempo potrebbe cominciare a rallentare, il direttore si sente sempre più impacciato e ha poche armi a disposizione per poter riprendere il timone della barca, la spalla comincia a suonare in modo molto plateale tirando lunghi respiri ed alzando e abbassando il violino, l’orchestra di solito superata una certa soglia di resistenza inserisce il pilota automatico.

In un certo tipo di tempi moderati in 6, che diretti in 2 richiederebbero un gesto molto lento che non consente un controllo agevole dell’orchestra, un ottimo escamotage è ricorrere allo “schema del 6 alla siciliana” che consente di mantenere una presa sull’orchestra, di controllare il tempo nonostante la lentezza, di conferire una precisione ritmica ed anche la costruzione del fraseggio e del periodo.

Molto semplicemente è lo schema del 6 sfrondato del secondo e quinto impulso.

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Osserviamolo in contesti diversi

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Ps: e a proposito della IV di Brahms, se avete presente l’inizo del primo movimento provate ad “ascoltarla” nel video seguente

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