Della direzione d’orchestra fino a pochi anni fa se ne voleva fare l’unica arte senza una tecnica codificata, pochissime cose che potevano essere enunciate il tempo di un caffè al bar.

In realtà Ilya Musin ha dedicato tutta la sua vita all’insegnamento ed una buona parte di essa alla codificazione della tecnica; un magistero continuo dal 1927 (quando rilevò la classe di Nikolay Malko al Conservatorio di Leningrado) al 1999 un paio di giorni prima della sua morte.

Laboriosità costellata da una pleiade impressionante di direttori sfornati dalla sua classe, (Rudolf Barshai, Yuri Temirkanov, Semyon Bychkov, Valery Gergiev, Tugan Sokhiev, tanto per citarne qualcuno) e dalla pubblicazione in Russia di diversi libri. Credo che nessuno ha esplorato il campo della didattica come lui.

Ma attenzione: non etichettiamolo frettolosamente come “scuola russa”. Posso serenamente affermare che dopo di lui questa ripartizione in scuole nazionali non esiste più: la lingua è una sola.

Musin, infatti,  prestissimo si è reso conto di trovarsi di fronte ad un linguaggio.

Ha osservato a lungo studenti, se stesso, direttori provenienti da ogni parte del mondo – i cosiddetti “direttori del passato” che però allora erano contemporanei, giovani e in buona salute:

Mitropoulos, Walter, Busch, Klemperer, Knappertsbusch…

Ha osservato e messo in relazione i fenomeni ed ha tratto le sue conclusioni redigendo  le leggi che li disciplinano.

Musin ha esteso e riformulato il concetto di tecnica della direzione d’orchestra

Musin NicotraSpesso amo fare il seguente paragone:

Newton partendo dall’osservazione ha redatto delle leggi che regolano l’Universo; analogamente Musin fin da giovane, guidato dal lume di doti innate, ha lavorato per innalzare le colonne di una nuova materia: la tecnica della direzione d’orchestra.

Purtroppo, ad oriente, la cortina di ferro scavando profonde divisioni con la nostra realtà occidentale ha oscurato il suo operato al resto del mondo ed ancora oggi il suo nome resta sconosciuto ai più.

Col primo libro (Technica dirizhirovanja del 1967) Musin pubblica il risultato di circa 40 anni di studi e di osservazioni, la prima edizione si esaurisce in pochi mesi e la seconda ristampa nel 1994 (5000 copie), si esaurisce nel giro di una settimana.

In questo libro tutti gli aspetti della tecnica gestuale vengono affrontati ed analizzati, la materia si arricchisce di una nuova terminologia

attacco trattenuto, attacco suddiviso, attacco all’in su, attacco prolungato, le fasi degli attacchi, una nuova classificazione delle corone, peso del suono, presa del suono, respirazione e tempo d’inizio, ampiezza del gesto e sonorità iniziale, velocità del gesto e attacco iniziale, attacchi interni, gesto staccato, gesto legato, compensazione del transitorio d’attacco…

per citare i primi che mi vengono.

Tutti gli aspetti vengono sviscerati analizzati e redatti.

Musin sposta l’attenzione dalla partitura allo studente, elabora un sistema che consente al direttore – attraverso lo studio, l’assimilazione e l’applicazione di principi tecnici osservati e codificati – di esprimersi e comunicare la propria interpretazione.

Molto sinteticamente il Metodo Musin è uno strumento che dà ai direttori la possibilità di poter estrinsecare, rendere visibile il proprio pensiero interpretativo.

Dopo il mio rientro in Italia, spinto dal desiderio di divulgare questa nuova materia in Occidente, mi sono proposto in un primo momento di tradurre il libro di Musin ma mi sono dovuto arrendere di fronte ad un grosso ostacolo, la traduzione di pagine e pagine per descrivere i gesti.

E anche quando l’avessi fatto mai avrei ottenuto ciò che volevo, ossia, la certezza che un lettore si sarebbe fatto un’idea esatta di gesti che devono essere effettuati in una particolare e determinata maniera.

Mi spiego meglio: scrivendo che il gesto dello staccato si costruisce su un movimento percussivo del polso nulla mi avrebbe garantito che i lettori immaginassero esattamente il gesto che intendevo ed il modo di realizzarlo.

Quindi per ovviare a questo problema ho optato per allegare al testo scritto un DVD esplicativo dei gesti illustrati, in questo modo il lettore avrebbe avuto una guida chiara e avrei evitato inevitabili fraintendimenti (cosa che si verificava con i lettori russi).

direzione Inoltre il supporto visivo mi ha consentito di ridurre il testo all’essenziale. Oggi il mio libro (Introduzione alla Tecnica della direzione d’orchestra – Edizioni Curci Milano) è tradotto in 4 lingue ed è giunto alla quarta ristampa.

Con esso espongo le fondamenta del metodo Musin , chiaramente nessuno diventerà un direttore d’orchestra dopo la sua lettura, ma potrà estrapolare le basi per cominciare a muovere da solo i primi passi.

Ho avuto allievi da paesi lontani che avevano assimilato talmente bene le nozioni lì enunciate che poi lavorare con loro nel conseguimento degli obiettivi successivi è stato facile e piacevole.

Nel libro sono contenute le chiavi di accesso ad un linguaggio, una piccola infarinatura che però consente di procedere in una determinata direzione per chi dovesse decidere di addentrarsi in questo percorso.

I direttori d’orchestra spessissimo fanno degli errori mentre dirigono, pochissimi però riescono a vederli e sentirli, perché non riescono –o non sanno- collegare gesto-reazione, (anche perché l’orchestra spesso automaticamente “corregge” ) è evidente quello di Celibidache nel video pubblicato qualche giorno fa, -ed altri ne vedrete- la non conoscenza delle regole di base lo fanno scivolare su una “semplice” corona.

Attenzione! non voglio con questo sminuire la sua genialità assoluta ed il suo immenso carisma.

Ma in realtà devo dire che molti direttori non si rendono conto della reazione che provocano con i loro gesti; poche settimane fa ad un mio corso ha partecipato uno studente molto dotato musicalmente ma senza alcuna tecnica, la maggior parte della sua orchestrazione consisteva nel correggere incidenti da lui provocati.

 

Dobbiamo capire come fare arrivare in maniera cristallina il nostro messaggio agli orchestrali…

La direzione d’orchestra non è un’arte inspiegabile e misteriosa: l’orchestra è fatta da uomini, suonano quello che vedono, tutto qua.