Teatralità e tecnica: gli aspetti gestuali e quelli emozionali della direzione d’orchestra

Il direttore è innanzitutto un musicista esecutore. Come strumentista egli deve rivivere il processo di reincarnazione nel brano con tutto il suo essere, dalla concezione musicale alla sfera motoria ed emozionale (Ilya Musin).

Questa frase del mio maestro –ma che potrebbe essere uscita anche dalla penna di Kostantin Stanislavskij- sfronda da connotazioni mistiche e soprannaturali la figura del direttore riconducendola in una dimensione più umana, più terrena .

Il direttore, dice Musin, è un esecutore, e dunque al pari di un esecutore egli utilizza una tecnica per suonare il suo strumento

(Su questo argomento, e sulla nuova concezione di “tecnica” abbiamo avuto modo di parlarne abbondantemente negli articoli precedenti).

Alla luce di questa osservazione, osservando i grandi direttori d’orchestra, del passato e di oggi, in azione, non possiamo fare a meno di non spostare l’attenzione sulla componente attorica tangibile in molti di essi, capire l’utilizzo che ne fanno per influenzare le orchestre, e di conseguenza cogliere gli evidenti punti di contatto fra direzione d’orchestra e rappresentazione teatrale

Chi non potrebbe parlare di rappresentazione teatrale osservando questo Bolero di Ravel

oppure la Rapsodia Rumena di Enescu?

Le affinità con la cosiddetta forma teatrale “one man show” sono manifestamente evidenti. Non sembra a volte di assistere ad una recita dove il regista invece di seguire lo spettacolo da dietro le quinte si trovi al centro del palcoscenico a dirigere la sua compagnia?

La direzione d’orchestra è, ad ampio raggio, una regia musicale, è la trasmissione di un pensiero interpretativo e di una visione d’insieme della partitura; ma nel dettaglio deve essere un elemento di coordinazione e un punto di riferimento continuo, assoluto e condiviso da tutta l’orchestra (vedi l’articolo precedente con la testimonianza di Stefano Mainetti)

Non si tratta solamente di recitazione ma anche della manifesta volontà di trasmettere agli orchestrali, agli “attori”, a coloro ai quali di fatto è affidata l’esecuzione, un’ unica idea musicale e influenzare con ciò la loro percezione musicale e la loro esecuzione.

Il video di Bernstein credo sia eloquente sotto questo punto di vista.

Possiamo da questi esempi facilmente dedurre che la sfera motoria unitamente alla emotiva ha un ruolo importantissimo.

Indubbiamente la partecipazione emotiva alla esecuzione la rende viva e interessante, e fa sempre una certa impressione questo breve prezioso filmato di Furtwängler perché ci consente di scindere la tecnica dalla partecipazione emotiva.

In un’epoca in cui si riteneva che la direzione d’orchestra fosse l’unica arte senza una tecnica codificata le sue braccia sobbalzano quasi senza apparente controllo, il suo corpo sembra essere attraversato da scosse elettriche è impossibile parlare di tecnica direttoriale, di individuare impulsi ritmici, in mezzo a quelle convulsioni, ma lo sciamano vive di una luce propria, come si trovasse in uno stato di trance si è staccato dal nostro mondo ed è entrato in contatto con altre dimensioni.

Lei è li, si è manifestata, colei che afferrava Franco Ferrara e lo scaraventava giù dal podio si è impossessata di Furtwängler:

Il coinvolgimento emotivo interiore quindi è essenziale per cercare di estendere questa condizione anche agli orchestrali, ed è un filo che accomuna i più grandi direttori d’orchestra.

In conclusione, è inevitabile nelle grandi figure della storia della direzione d’orchestra notare il profondo intreccio fra direzione e recitazione.

Per questi motivi, superate le prime fasi di apprendimento dei principi di base della direzione è importante parallelamente, con un repertorio ad hoc ritagliato sulle caratteristiche del singolo studente, cercare di sviluppare oltre la sfera motoria anche quella emozionale.

(di Ennio Nicotra)

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