Ogni problema tecnico ha la sua soluzione gestuale. Due esempi.

Ilya Musin sosteneva fermamente che qualsiasi problematica tecnica aveva la sua soluzione gestuale.

Di fronte a passi che per noi allievi costituivano dei veri e propri rompicapi le soluzioni che lui trovava ci lasciavano sempre a bocca aperta.Il repertorio sinfonico, come gli studenti ben sanno,  è disseminato da passaggi ostici, dal secondo movimento di Sheherazade al Capriccio Italiano, dalla introduzione della seconda di Beethoven alla sesta di Tchaikovsky, Egmont  e così via…

Mi voglio oggi soffermare solamente su 2 passaggi, per i quali le soluzioni escogitate da Ilya Musin rimangono a mio avviso sempre le migliori, le più razionali, le più semplici…

1. Beethoven nel Presto della VII sinfonia indica chiaramente un forte per le prime due battute ed un piano improvviso nella terza.

Questo brusco sbalzo di dinamica difficilmente lo sentiamo ben realizzato, sia nelle registrazioni, sia nelle esecuzioni dal vivo.  In genere il terzo movimento della seconda battuta viene eseguito già in diminuendo vanificando l’effetto di piano improvviso indicato da Beethoven in partitura.

Questo è anche uno scoglio per i direttori, come eseguirlo tecnicamente in maniera corretta in modo da suggerire all’orchestra la realizzazione di questo piano improvviso?

2. Un altro grattacapo, fra i tanti che mi propongo di illustrare nei prossimi articoli,  è costituito dalle entrate degli ottoni  nel Capriccio Italiano di Tchaikovsky.

Dirigere in due è pesante quasi impossibile, in sei, invece,  non c’è il tempo di respirare per dare un comodo attacco agli ottoni.

Musin per risolvere questo passaggio utilizzava il sei “alla siciliana” ossia uno schema sfoltito del secondo e quinto impulso che trova tantissime applicazioni da Bach a Brahms a Stravinsky, e che in questo caso, come è possibile osservare nel prossimo video, consente di dare una comoda entrata ai fiati.

Infine, lo stesso passaggio con l’orchestra:


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in collaborazione con la Venice Chamber Orchestra

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