Da arte senza regole a scienza esatta: la tecnica della direzione d’orchestra dopo Ilya Musin

MusinNegli anni ’20 Ilya Musin si iscrive come studente di pianoforte al Conservatorio Nikolaj Rimsky-Korsakov di San Pietroburgo.

A causa di un disturbo all’articolazione del braccio sinistro – provocatosi per studiare troppo in una stanza non riscaldata- dovette rinunciare agli studi pianistici e ripiegare sulla direzione d’orchestra.

Provando a dirigere si rese conto che ciò gli veniva istintivamente naturale, e addirittura spesso veniva invitato a condurre poiché gli orchestrali con lui si sentivano a proprio agio e suonavano meglio.

In conservatorio il suo insegnante divenne Nikolay Malko, celebre direttore dell’epoca, autore di un famoso manuale di direzione d’orchestra (un importante concorso di direzione a Copenhagen porta oggi il suo nome).

In breve tempo Musin ne divenne assistente.

Come si svolgevano le lezioni di Malko?

Con Nikolay Malko oltre alla pratica orchestrale le lezioni preparatorie si svolgevano ovviamente con il duo pianistico, durante queste gli allievi stessi si alternavano al pianoforte nelle trascrizioni pianistiche dei brani che poi sarebbero stati affrontati con l’orchestra.

Alla fine dell’esecuzione i presenti a turno commentavano la direzione del compagno sottolineando gli aspetti da modificare ed eventuali correzioni.

Così si svolgevano le lezioni nella classe di direzione, almeno secondo il racconto che Musin stesso mi fece mosso dalla mia curiosità.

Nel 1924 Malko costituisce la facoltà di direzione, svincolando la materia dalla facoltà di composizione, della quale fino a quel momento era stata una materia complementare.

Dovendo partire nel 1927 per una tournee, Malko affida a Musin il compito di seguire la classe durante la sua assenza…

Da questo viaggio Malko non sarebbe più rientrato, il Conservatorio aveva infatti deciso di non rinnovargli più in futuro il permesso per recarsi all’estero.

Dunque nel 1927 Musin comincia ad insegnare ed avrebbe continuato ininterrottamente fino al giugno 1999, pochi giorni prima di morire: 72 anni di insegnamento! E forse addirittura un paio in più se prendiamo in considerazione anche gli anni di assistentato con Malko.

Le lezioni di Musin si distinsero immediatamente da quelle di Malko.

Una delle prime decisioni prese da Musin fu di dotare la classe di pianisti accompagnatori stabili, e ritrovandosi nei panni di insegnante cominciò a porsi molte domande su come dover affrontare ed esporre determinate problematiche agli allievi – ad esempio spiegare

  • come dare un attacco,
  • come battere gli impulsi…

Cominciò quindi ad esaminare attentamente quello che lui stesso faceva con le braccia mentre dirigeva.

Animato da una non comune dedizione all’insegnamento, si trovò di fronte a problematiche che con Malko non venivano affrontate: l’aspetto squisitamente tecnico e quello legato alla comunicazione, alla trasmissione delle proprie idee interpretative.

Essendo dotato naturalmente di una grande facilità ha cominciato dall’osservazione a trarre delle regole generali da poter trasmettere agli allievi.

Cominciano ad apparire termini specifici per indicare particolari gesti, i gesti base vengono analizzati e definiti, appare per la prima volta in questa materia una nuova e ricca terminologia.

Viene dimostrata la convenienza nell’utilizzare determinati gesti piuttosto che altri.

I risultati sono verificabili dagli studenti stessi e possono essere conseguiti con lo studio e l’impegno costante.

Il suo non comune senso analitico lo portava a mettere in relazione il gesto con il risultato sonoro.

Ciò, unito all’osservazione di molti direttori locali, ma anche stranieri, soprattutto tedeschi –come ad esempio BrunoWalter, Otto Klemperer, Knappertsbuch, Hermann Scherchen, F.Busch , Dmitrij Mitropoulos, che si recavano in Russia a dirigere fino al 1936, ha contribuito alla creazione di un metodo unico che non ha eguali per lo studio sistematico e scientifico della tecnica della direzione d’orchestra.

Un ruolo che fino ad allora, ed in parte ancora oggi, trovava spiegazioni in fattori quali personalità, carisma, carattere dominante.

Quindi per la prima volta, in un paese trincerato dietro la nascente cortina di ferro, mentre un po’ ovunque la direzione d’orchestra generalmente viene considerata l’unica disciplina senza regole, assistiamo alla nascita di…

…un vero e proprio sistema scientifico per lo studio della tecnica della direzione d’orchestra!

Sistema che da una precisa fase in poi trova forti analogie col metodo Stanislavsky.

Purtroppo gli eventi politici che hanno vista coinvolta l’ex URSS hanno fatto sì che tutto l’operato di Musin fosse celato alla vista dell’occidente, rendendolo fino a tutt’oggi ignoto alla maggior parte del pubblico.

Solamente negli anni ’70 il suo nome cominciò a circolare flebilmente nell’ambiente musicale occidentale attraverso i suoi allievi che cominciarono a fare le loro apparizioni dall’altra parte della cortina.

Tutte queste esplorazioni lentamente lo guidarono alla stesura del suo trattato sulla tecnica della direzione che cominciò a redigere negli anni della guerra durante l’evacuazione del Conservatorio a Tashkent.

Un testo scritto su fogli di carta che il figlioletto Edik recuperava cercando fra la spazzatura.

Andando in sintesi alle conclusioni: è indubbio che Musin sia stato un allievo di Malko ma didatticamente non possiamo parlare di continuità, infatti la evoluzione del pensiero musiniano prende una strada autonoma fin da subito dopo l’esilio di Malko in occidente.

 

di Ennio Nicotra

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