Esiste la tecnica della direzione d’orchestra?

La tecnica della direzione d’orchestra è da decenni oggetto di innumerevoli discussioni.

Sull’argomento si misurano diverse scuole: alcune dedicano molto spazio all’aneddotica,  altre alla spiritualità della musica e all’ascolto e visione di direttori del passato in quanto certe che questi devono formare la nuova classe di interpreti, altre correnti si incanalano nella visione del caposcuola con lancio di anatemi e scomunica a chi si azzarda a scostarsi da quelle interpretazioni. Per non parlare di altri sistemi filosofici che, addirittura, negano del tutto l’esistenza di una tecnica,  facendo cenno a cose ben più importanti che però rimangono sempre misteriose e non enunciate,   relegando l’abilità artistica del direttore quasi esclusivamente al suo carisma personale, all’empatia che può raggiungere con un’orchestra, alla professionalità degli orchestrali stessi.   Tutta questa bontà di intenti  trascura di fatto l’esigenza intima dello studente di essere messo in condizioni in breve tempo di poter dirigere e fare suonare un gruppo di strumentisti insieme in modo corretto ed espressivo.

Lo studente disorientato in cerca di punti di riferimento dal punto di vista tecnico-gestuale, di solito prende a modello direttori famosi cercando di ripetere pedissequamente i loro gesti (errori inclusi), ma senza avere un approccio logico-analitico a  ciò che vede e  tenta di imitare. Altri ancora, rinunciando al proprio orgoglio, si accodano servilmente a direttori in carriera, a volte assumendo umili ruoli da raccattapalle, sperando un giorno che lo sguardo misericordioso della loro guida si posi su di loro donando la possibilità di prendere per una volta la bacchetta in mano. Molto difficilmente un ragazzo in cerca di delucidazioni tecniche trova una risposta ai suoi quesiti, nella mia oramai ventennale esperienza d’insegnante ho individuato tre risposte base  che, con varianti, ritornano regolarmente :

1) Devi trovare il tuo gesto… la tua strada…devi cercare e trovarlo dentro di te…non devi chiederlo a me…. è una cosa personale, io non posso aiutarti… !    

(in assoluto la più frequente fra le tre! Apparentemente  bella e profonda,  traspare una disarmante umiltà derivata da anni di profonde meditazioni e grande sapienza di stampo socratico, consigliata  per dribblare con eleganza l’argomento e rimettere la palla al centro. Che il gesto sia personale è un’ovvietà, ma lo studente deve conoscere quali sono i principi tecnici che vi stanno dietro)

2) Se si vuole  ottenere un effetto dall’orchestra  bisogna desiderarlo con tutta la propria forza interiore, con tutta l’ anima…  

(Molto naif, anche se contiene un fondo di verità non dà un approccio analitico rimanendo quindi molto superficiale. Basito l’ho sentita per la prima volta nel 1993 a Siena riportata da qualche studente dell’epoca, ritorna a galla frequentemente, mi chiedo sempre  quanto bisognerebbe concentrarsi per ottenere un rallentando o un accelerando…)

3) non avrei mai osato chiedere una cosa del genere al mio maestro…  

(casomai venisse in mente di fare altre domande)

A queste scuole, infatti, fa comodo non prendere nella giusta considerazione l’ipotesi che lo studente possa, attraverso un uso corretto delle braccia, interagire con l’orchestra e addirittura sostengono che la componente tecnica sia un aspetto banale  non determinante e che  non abbia un’influenza particolare sull’esecuzione. Ritengono, appunto, che lo stesso allievo, con la pratica e con l’esperienza, debba sviluppare una sua tecnica personale. Preferiscono piuttosto sviare l’attenzione sullo studio parallelo dell’analisi della partitura quindi un’altra materia piuttosto che addentrarsi in campi a loro sconosciuti. Due miei allievi, un belga ed un tedesco,  andavano sempre a lezione dai rispettivi  ex-insegnanti senza trascurare di portare un bel rotolo di carta millimetrata da geometra sotto braccio, non sono  mai riusciti a spiegarmi all’atto pratico a cosa servisse. Altri, invece,  buona parte delle lezioni le passavano fischiettando ed al tempo stesso dirigendosi, da soli o con l’insegnante (non è uno scherzo! a quanto  sembra è un metodo anche questo, tra l’altro uno degli studenti  proveniva da una Hochschule di Berlino!). Può un ragazzo fischiettando rendersi conto dell’interazione fra il suo gesto e l’orchestra? qual’è lo scopo di questa pratica ridicola? e siccome al peggio non c’è fine con lo svilupparsi delle tecnologie adesso assistiamo all’apparizione delle lezioni online…

queste nebulosità e tante altre di pari ilarità ( come il campo energetico all’interno del quale il direttore deve agire, di provenienza tedesca, sentita un paio di volte )  lasciano nell’allievo il tempo che trovano, e fanno si che lo studente disilluso spesso  abbandoni  abbastanza velocemente la barca senza aver ottenuto ciò che cercava.

In realtà alla tecnica bisogna dedicare una particolare attenzione e cura.

Ma cos’è, alla fin fine, la tecnica della direzione d’orchestra?

Osservando la tecnica degli strumenti musicali, ci rendiamo conto che essa consiste nell’imparare ad eseguire in maniera molto precisa una serie di movimenti a ciascuno dei quali corrisponde una determinata reazione sonora.

Una volta che il musicista se n’è impadronito, la usa in modo appropriato per manifestare, attraverso lo strumento, il proprio pensiero musicale.

Durante l’esecuzione, egli non pensa più alla componente tecnica, così come noi, mentre parliamo, non pensiamo ai movimenti che devono compiere la lingua, le labbra, la bocca.

Il direttore usa in ugual maniera determinati gesti, ma essi possono essere eseguiti in modi diversi e, in genere, a ciascuno di essi corrisponde una reazione differente da parte dell’orchestra, e questa circostanza ha una grande importanza.

Al giorno d’oggi, uno studente che si accinge a studiare la direzione d’orchestra deve cimentarsi con una materia alquanto nebulosa e dai contorni poco chiari, e spesso non sa bene a quali modelli rifarsi.

In realtà ci troviamo di fronte ad una forma di linguaggio universale alla quale bisogna dedicare una particolare cura e attenzione.

La genialità di Ilya Musin sta nell’avere codificato le regole che ne stanno alla base

La tecnica della direzione d’orchestra ha infatti regole che vanno studiate, assimilate ed applicate per raggiungere la massima fusione tra moti interiori e chiarezza esteriore, per innalzare alle vette più elevate l’esecuzione e, così, coinvolgere, emozionare ed appagare non soltanto l’ascoltatore ma anche gli orchestrali stessi.

Il gesto del direttore è l’elemento determinante di supervisione e di comando che guida gli orchestrali per rendere il suono di tanti strumenti suono di un solo strumento: l’orchestra, appunto.

Devi riflettere profondamente sul fatto che le braccia sono l’unico tramite fra te e l’orchestra durante l’esecuzione e che, quindi, è essenziale prendere coscienza di questo mezzo per sfruttare al massimo le possibilità che offre.

In sintesi, il direttore deve sapere quale reazione sonora otterrà dall’orchestra in conseguenza dei propri gesti.

Questo è essenziale per cercare di influenzare la coscienza di chi suona, e così conseguire un maggior controllo della massa orchestrale dando al tempo stesso agli orchestrali la sensazione di suonare a proprio agio e in massima libertà.

In questo sito condividerò con te quello che ho imparato nei miei anni di studio e lavoro accanto a Ilya Musin.

Ennio Nicotra

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3 Comments

  1. Enrico Enrichi 03/06/2017
    • Ennio Nicotra 04/06/2017
    • Michele Ciringione 13/06/2017

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