Tecnica della direzione d’orchestra: gli attacchi interni

attacchiCosa di solito intendiamo col termine attacchi?

L’attacco è un segnale che indica l’inizio di un’azione qualsiasi. Potremmo, ad esempio, considerare un attacco il colpo di pistola che caratterizza l’inizio di una corsa: tutti i concorrenti recepito un impulso devono partire nello stesso momento; anche il verde di un semaforo in fondo è il segnale d’inizio di un’azione.

Nel nostro caso, allo stesso modo, l’attacco è un gesto che deve far vedere a tutta l’orchestra il momento preciso in cui deve avere inizio l’esecuzione del brano , e che, per fare in modo che si realizzi una perfetta sincronizzazione di tutta l’orchestra, deve essere recepito in modo inequivocabile da tutti gli orchestrali allo stesso modo.

Possiamo identificare due generi di attacchi : quelli d’inizio e quelli interni.

Per attacco interno mi riferisco a tutti quei gesti -o impulsi- che seguono l’attacco iniziale; in fondo, se ci riflettiamo un attimo, tutta la sequenza di movimenti di un brano può essere alla fin dei conti essere considerata come una catena continua, ininterrotta d’attacchi.

Ed in ognuno di essi possiamo identificare le tre fasi caratterizzanti la realizzazione dell’attacco di cui parleremo in uno dei prossimi articoli ( slancio-caduta-contatto col suono) .

In cosa consiste, dunque, la differenza tra attacco iniziale e attacco interno?

L’attacco iniziale ha senza dubbio un ruolo di basilare importanza perché indica con esatta precisione il momento d’inizio di un’esecuzione, inoltre come avremo modo di analizzare del dettaglio fra qualche giorno, deve contenere e trasmettere informazioni riguardo al tempo, al ritmo, alla dinamica, all’agogica, e tutto ciò una frazione di secondo prima dell’inizio dell’esecuzione.

Gli attacchi interni, invece come abbiamo detto all’inizio, coincidono con i movimenti musicali della battuta e con i gesti dello schema, ricoprono una funzione altrettanto importante, se non addirittura superiore, perché costituiscono l’elemento principale per guidare l’ evolversi, lo sviluppo del discorso musicale, rendendo palese la relazione non solo temporale ma anche espressiva fra i movimenti della misura e, di conseguenza, della costruzione della frase e del periodo.

Passiamo adesso ad esaminare con la lente di ingrandimento un tipo particolare di attacco interno che si incontra abbastanza frequentemente.

In genere lo troviamo subito dopo un attacco – o d’inizio o interno – di fronte una figura seguita da un punto di valore o da una pausa, spesso questa figurazione crea dei problemi di insieme soprattutto se il tempo è celere. In genere si risolve molto semplicemente con un ulteriore respiro sulla pausa -o punto di valore-; quindi abbiamo due respiri a distanza ravvicinata il primo dell’attacco d’inizio e immediatamente dopo quello sulla pausa.

Ma attenzione la lunghezza del respiro dell’attacco interno non è più quella che riflette il tempo iniziale ma quella della figura corrispondente -la croma- nel caso particolare del seguente esempio:

La mancanza di questo secondo respiretto a distanza ravvicinata potrebbe creare problemi d’insieme, come è possibile osservare in questo famoso video. Ma fate molto attenzione al minuto 1,26 perché lì il direttore (Evghenij Mravinsky), mentre parla, spiega ai musicisti le informazioni che il suo gesto non contiene, e visto che non ottiene il risultato voluto lo ripete a 1,53

Lo stesso dicasi quando invece della pausa abbiamo un punto di valore, la soluzione è la stessa : un ulteriore respiro sulla nota legata.

In quest’altro celebre passo, sulle pause, abbiamo la necessità di dare degli attacchi interni piuttosto marcati.

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